Down to paradise

– E dunque, vediamo.

– Sí.

– Lei sa perché è qui?

– Credo di sì. Lei deve esaminare la mia vita terrena…

– Precisamente.

– … per capire se mi sono comportata bene…

– Esatto.

– … se ho mentito, tradito, ferito, usato violenza, truffato…

– Beh, no. Non si tratta di questo.

– No???

– No. Qui valutiamo il suo quoziente di utilità.

– Ah.

– Davvero non lo sapeva?

– Davvero. Mi sa che mi hanno sempre raccontato un’altra storia.

– Sì, so che c’è ancora una favoletta che gira. Ma non è una nostra responsabilità. Noi siamo sempre stati chiari.

– Devo essere proprio stupida, allora, perché non ne sapevo proprio niente. E, se posso…

– Dica.

– Utilità in che senso?

– Come in che senso? Ma davvero non lo ha capito?

– Ehm, mi spiace ma no.

– L’utilità della specie femminile in relazione all’unico genere umano.

– Ah ecco perché si dice “gli uomini”, “umanità” eccetera.

– Esatto.

– Confesso che stando di là non lo avevo capito. Che stupida.

– Eh Sí. Francamente, cominciamo male. Però vediamo.

– Ok.

– Allora. Lei ha avuto figli?

– No.

– Mmmm. Mariti?

– No.

– Nemmeno uno?

– No.

– Mmmm. Ha convissuto more uxorio?

– Per poco.

– Quanto?

– Un annetto…

– Un po’ poco. E si occupava lei delle faccende domestiche?

– Entrambi.

– Entrambi???

– Sì.

– Tutto? Tutto a metà?

– Beh, no. Il carico mentale era tutto mio.

– Ah, bene! Però solo un anno, come mai?

– Beh, sa com’è…

– L’ha lasciata lui?

– No. È stata una decisione presa di comune accordo.

– Mmmmm. E dopo questa storia, basta?

– Sì. Cioè no, ho avuto altre storie…

– Intendo convivenze.

– Ah sì. Allora basta.

– Facciamo un passo indietro. Suo padre era contento di lei?

– Contento?

– Sì.

– Non saprei. Io e mio padre abbiamo avuto un rapporto molto conflittuale e…

– Va bene va bene, ho capito.

– Non va bene per niente invece, vero?

– Non molto, no. Però, se può consolarla, resta il fatto che ha reso padre suo padre.

– Ah.

– Anche se… lei era figlia unica?

– No. Seconda di tre. Due femmine e un maschio.

– Ecco. Niente, devo cassare anche questo +

– Ah.

– Andiamo avanti. Lei è mai stata oggetto di violenza?

– Si.

– Fisica o psicologica?

– Entrambe.

– Bene! Da parte di uomini o donne?

– Uomini per lo più. Mio padre, mio fratello. Poi un paio di fidanzati, il capufficio.

– Molto bene!!!

– Grazie.

– Su su che si sta riprendendo. Peró su questo dobbiamo essere precisi. Allora. Violenza fisica: mi descrive meglio i contorni?

– Beh…in che senso?

– Mi descriva cosa intende precisamente.

– Beh, sono stata picchiata.

– Nessuna violenza sessuale?

– No.

– Ok. È stata solo picchiata. Ma hanno usato solo parti del loro corpo per procurarle dolore?

– Oh. Beh. Mi sembra di s…ah no! Mi sono stati lanciati addosso anche degli oggetti.

– Oggetti contundenti?

– Direi di sì.

– Oggetti taglienti no?

– Non mi pare.

– Ha sanguinato in qualche caso?

– Ehm…sì, in un paio.

– Mmm. Lividi?

– Sì, lividi tanti.

– Mmm

– Mi scusi…posso chiederle a che le serve sapere questo?

– Ah certo. Dunque. Mi serve per definire il livello di rabbia narcisistica che lei è riuscita a far smaltire.

– Ah, ecco. Però se è per questo ho avuto anche una zia e un paio di amiche narci…

– Non interessa. Le ho giá spiegato: il genere umano è uno solo. Questo è un bug del sistema. Una percentuale molto bassa. Lo tolleriamo perché ha una sua utilità.

– Ah. Posso chiederle quale?

– Aiuta a fornire argomenti alla difesa del sistema. C’è sempre qualcuna che lo mette in discussione. Un altro bug.

– Ah ecco. Però non capisco una cosa.

– Dica.

– Il sistema non potrebbe essere reso perfetto? Voglio dire: mi pare abbiate un potere enorme, giusto?

– Giusto.

– Non potreste usarlo per eliminare tutti i bug?

– No. I bug sono parte integrante del sistema.

– Ah.

– Le spiego. Le vostre caratteristiche sono sia funzionali che disfunzionali al sistema. Se voi non foste fornite di intelligenza, empatia, passione non sviluppereste quelle capacità o talenti che servono all’umanità per usarvi. Capisce?

– Credo di sì.

– Ed è chiaro che queste capacità e questi talenti a volte possano sfuggire al controllo. Mai al punto però da comprometterlo.

– È stato chiarissimo.

– Bene. Andiamo avanti. Allora, passiamo al trattamento psicologico. Quanti uomini lo hanno utilizzato?

– Mio padre. In parte mio fratello. E due fidanzati.

– Bene. Adesso ponga molta attenzione perché è importante.

– Va bene.

– Lei si è resa conto di essere oggetto di tale trattamento mentre era ancora in relazione col soggetto che effettuava il trattamento?

– Dunque, vediamo… Con mio papà, decisamente si, a partire dall’adolescenza, lo stesso con mio fratello. Col capufficio anche, sì da un certo punto in poi. Con uno dei miei fidanzati no. Mi ha lasciata che ancora non mi rendevo conto. Anzi. Mi ha lasciato dicendomi che era tutta colpa mia, e per un po’ ci ho creduto.

– Oh, ma che bravo! Dopo mi lasci il nominativo per favore, merita una menzione d’onore. Anzi, sempre per la menzione, com’è riuscito a non farsi scorgere?

– Oh guardi. Io credo anzitutto perché, stupidamente s’intende, non pensavo esistessero uomini così. Poi perché per un lunghissimo periodo ci sono stati solo complimenti, ora so esagerati, dichiarazioni di rapita ammirazione e amore eterno, e tanto sesso appassionato. E poi perché dosava e separava. La svalutazione era mirata solo alla sfera dei sentimenti: grande disapprovazione per ciò che provavo e per come lo provavo. Intanto continuavano i complimenti, sempre esagerati, alla mia bellezza, intelligenza, talento eccetera. Il tutto accompagnato sempre da richieste continue di tipo sessuale, dandomi quindi l’impressione di essere molto amata. Nel frattempo procedeva incessantemente e chirurgicamente con la svalutazione del mio amore, del mio dolore, della mia rabbia, eccetera. Della mia umanità insomma. Oh, scusi.

– La scuso.

– Grazie. Comunque. Il risultato era che mi sentivo sbagliata. Immeritevole d’amore e di qualunque gioia. Ma non ero mai sfiorata dal pensiero di essere oggetto di svalutazione.

– Benissimo! Questa cosa le fa guadagnare molti punti, sa?

– Sì, comincio a capirne il valore.

– Molto bene. Abbiamo quasi finito. Si alzi per favore. Bene. Ora giri su se stessa. Bene. Potrebbe togliere i sandali un attimo? Perfetto, grazie. Si può accomodare.

– Grazie.

– Dunque. Lei si è sempre vestita così?

– Così come?

– Con questo stile. Pantaloni sportivi, maglietta larga, scarpe basse.

– Beh sì. Ma anche qualche gonna.

– Mini?

– No, lunghe.

– Mmm. Ha mai fatto la modella?

– No.

– Neanche per pezzi limitati del suo corpo?

– No.

– Pornografia?

– No.

– Nemmeno filmini amatoriali, magari dopo che lui gliel’aveva chiesto?

– Oh beh, quello sì. Tre o quattro volte. Perché conta?

– Conta. Si è mai prostituita?

– No.

– Nemmeno per qualcosa di diverso dai soldi?

– Cioè?

– Non so, perchè altrimenti perdeva il lavoro.

– Ma quella non è prostituzione, è una molestia.

– Le molestie sono un bug. Si chiama prostituzione.

– Ah, non sapevo. Comunque no.

– E non ha mai fatto sesso senza averne voglia ma si è sentita colpevole a dire di no?

– Beh sì. Anche quella è prostituzione?

– Certo.

– Ah, vedi.

– Abbiamo quasi finito. Direi che si è via via ripresa.

– Oh bene. Ero preoccupata.

– Solo un’ultima domanda.

– Ok.

– Ha mai commesso atti o proferito parole che potessero contribuire a svelare il sistema, o, almeno comportamenti o componenti funzionali al sistema?

– Beh, si.

– Sì?!?

– Eh sí. Ma ha detto che la disfunzione è funzionale al…

– Al sistema nel suo complesso. A livello macro. Ma qui non stiamo giudicando a questo livello. Qui giudichiamo al livello più micro possibile: qui giudichiamo lei. E questa è senz’altro la colpa più grave.

– Ma perché?

– Perché lei potrebbe aver neutralizzato un componente di sistema.

– No guardi, io le assicuro di non aver neutralizzato…

– Taccia. Il suo quoziente di utilità si è azzerato. Non posso che comminarle la pena peggiore.

– Cioè?

– Deve immediatamente rinascere. Come donna, s’intende.

– Va Bene. Me lo merito.

– Direi.

– Peró posso chiederle senza quell’ultima cosa quale sorte mi sarebbe toccata?

– Sì certo. È molto semplice: il quoziente definisce solo il tempo di riposo. La tregua tra una nascita e l’altra. Senza l’ultima risposta avrebbe avuto diritto a qualche decennio in disuso come nostra ospite.

– Capisco, magari alla prossima.

– Ma certo, non disperi.

– Ma con un quoziente molto alto è possibile rinascere umani?

– Succede. Ma sono casi straordinari. Uno su miliardi.

– E gli umani? Loro vengono giudicati?

– Sì ma solo per decidere il livello di premi e menzioni.

– Anche gli uomini femministi? Qualcuno c’è. Un bug?

– Nessun bug. Gli umani non sono toccati dal bug.

– Ah.

– Ricevono un premio di consolazione.

– E tornano subito giù?

– Tutti gli umani tornano subito giù. In Paradiso.

©2020 Copyright by Lorenza De Micco. All rights reserved.

8 pensieri su “Down to paradise

  1. È così, scrivi sempre cose giuste sotto forma di fantastiche illusioni. La cosa brutta è che qui non passa mai nessuno, invece dove ci sono le solite stupidaggini riportate come quadro della vita è pieno di gente che sbava elogi inutili. 😊👍

    Piace a 1 persona

  2. Non devi scusarti, intendevo dire che la storia della gente attratta dalle stupidaggini è un po’ la storia della mia vita. Devo dire anche che io non mi comporto “bene”, non vado a leggere gli altri, e tu lo sai, perciò forse dovrei scusarmi io. Ma a me, ora, interessa solo scrivere. Troppe parole mozzate in passato… ma so che la vita è cambiamento, quindi chissà. Ti bacio, passa una bella domenica 🌹

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...