Benvenuto ( come lo direbbe Vasco a San Siro)

E allora. Eccoti qua. Finalmente.

Benvenuto nella mia vita. Sai, proprio non immaginavo. Non immaginavo che quello di prima non fossi tu, ma il tuo contrario. Ti somigliava tanto…o forse no. Ero confusa sai. Dai libri, dai film, dalle mie ferite, dai bisogni. E poi sembrava divertente, molto divertente, e per un bel po’. Che alla fine, finito il divertimento, quel divertimento dalla testa non se ne va più. E continui, continui e continui in nome di quel divertimento lì.

Ma ora lo so, no, non eri tu.

Tu non c’entri un cazzo con quella roba lì. Con quella roba infantile, con quella roba primordiale, con quella schiavitù. Tutta intestina, tutta bisogni. Tutta uterina. La dipendenza del feto. Nutrimi. Non mi abbandonare. Soddisfami. Non mi lasciare. Nemmeno un attimo. Ne ho bisogno per vivere. Un riflesso. Condizionato.

No, non eri tu. Era il tuo contrario. Era la tua morte. Era la nostra. Era la mia.

Tu esisti solo nella libertà. Nei confini. Tu sei incondizionato. Gratuito. Tu presupponi che io ti abbia già dentro di me. Per me. E pertanto non abbia bisogno di te. Solo così puoi essere scelto, e non subito. Agito. E non reagito. Rispettato nella tua sacralità. E non bestemmiato.

E veramente figo.

E allora. Eccoti qua, Amore. Benvenuto.

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